Dolce&Gabbana travolti dalle polemiche, a seguito di una campagna video lanciata sui social.

Dolce&Gabbana, in occasione di un’importante sfilata della Maison a Shangai, ha lanciato sui social la campagna video “Eating with Chopsticks”, con l’obiettivo di promuovere la sfilata #DGTheGreatShow. La protagonista dei tre video creati per l’occasione, è una modella asiatica che tenta di mangiare con le bacchette alcuni piatti tipici della tradizione italiana, ma con scarsi risultati.Spot Dolce&Gabbana Cina

Fonte immagine: pagina Instagram @dolcegabbana

Le polemiche scoppiate attorno a questi spot, considerati stereotipati ed offensivi, hanno portato nel giro di 24 ore, alla rimozione dei video da Weibo – social network diffusissimo in Cina-, alla cancellazione della sfilata, fino al ritiro dei prodotti del brand dagli eCommerce cinesi. Razzismo, sessismo e poco tatto nei confronti della cultura cinese, le principali accuse mosse agli stilisti, soprattutto a seguito delle dichiarazioni su Instagram da parte di uno dei due fondatori e stilisti del marchio, Stefano Gabbana, che ha commentato “Cina Ignorante Mafia sporca puzzolente” in uno scambio di messaggi con DietPrada, famoso account di moda seguitissimo su Instagram.

Abbiamo analizzato il caso D&G, vediamo nel dettaglio tutti i numeri della vicenda analizzati attraverso Brandwatch, piattaforma di social media monitoring.

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Tra il 16 e il 25 novembre 2018, sui social media, gli utenti che hanno contribuito ad alimentare quella che da molti è stata definita la “bufera social”, sono stati 3.860. Il picco massimo di conversazioni riguarda la giornata del 21 novembre 2018 (2029 mentions), giorno in cui DietPrada ha reso pubblico lo scambio di messaggi con lo stilista. La polemica è cresciuta a livelli esponenziali qualche ora dopo, a seguito delle dichiarazioni di Gabbana, il quale affermava che gli account erano stati hackerati.

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Sono 2.509 gli autori unici hanno espresso il loro dissenso e grande sdegno riguardo l’accaduto. Tra le top news troviamo principalmente articoli che parlano dell’annullamento della sfilata, a seguito degli spot razzisti in questione.

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Tra le keyword più ricorrenti, alli’interno delle coversazioni analizzate, troviamo: Shanghai (2418 mentions), Chinese (2092 mentions), DolceGabbana (1923 mentions), affiancate da parole anche forti, come ad esempio boycott che ha ricevuto 543 mentions. Analizzando le conversazioni, ne emerge una sentiment tendenzialmente negativa, come si evince anche dall’immagine di seguito.

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Gli utenti che hanno partecipato più attivamente alle conversazioni sono donne (62%) che hanno ampiamente commentato la vicenda con post e articoli dai toni duri nei confronti del brand.

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Nonostante la trasmissione di un video messaggio di scuse da parte di Dolce&Gabbana alla Cina, la ferita è ancora aperta. L’ondata di polemiche prosegue sia fuori dalle boutique D&G in tutto il mondo, sia sui canali social: scorrendo fra i commenti ai post della nuova collezione, infatti, il sentimento di rancore nei confronti degli stilisti è ancora acceso.