Small Data: Martin Lindstorm – esperto di Brand Building – afferma che per comprendere a fondo la realtà, occorre partire dallo studio dei piccoli indizi, ed entrare in contatto con le emozioni delle persone. Secondo alcuni studi, il futuro del marketing aziendale risiede proprio nella ricerca del particolare: al fianco dei Big Data – dati quantitativi che connettono un gran numero di fonti e tipologie diverse di dati – occorre rivolgere l’attenzione verso un volume ridotto di informazioni, abbastanza piccole da poter essere comprese da un essere umano.

L’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano, in collaborazione con il Web Marketing Festival, ha analizzato il mercato dei Big Data Analytics in Italia nel 2017: le grandi imprese rappresentano l’87% del mercato, mentre le PMI coprono il restante 13%, per una spesa complessiva del valore di 1,1 miliardi di euro, spesi tra software (42%), servizi (33%) e infrastrutture abilitanti (25%).

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Fonte infografica: www.webmarketingfestival.it (Osservatorio Digital Innovation)

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I Big Data sono generalmente impiegati per analizzare, a livello macro, le correlazioni tra gli insiemi di dati raccolti, per poi selezionare ed estrapolare le informazioni rilevanti. Cosa accade quando il volume cresce oltre un certo limite? Si arriva a un punto in cui i sistemi e le metodologie tradizionali non sono più sufficienti per trasformare il materiale raccolto in un formato fruibile. Affinché i Big Data possano essere analizzabili, è necessario ricorrere a processi come la normalizzazione, la standardizzazione, la definizione, il clustering, ovvero tutti processi che estraggono il dataset dal contesto e lo svuotano di ogni significato.

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Gli Small Data – insieme ai Thick Data – vengono in soccorso dei Big Data, salvandoli dalla decontestualizzazione, e portando alla luce dati qualitativi come emozioni, storie e modelli, in grado di umanizzare e indagare questi dati più nello specifico. A questo proposito Martin Lindstorm ha affermato:

Small Data

Attraverso l’analisi dei micro dati, abbiamo dunque la possibilità di interpretare l’andamento futuro degli eventi, purché al centro di questo processo rimanga l’uomo. Attraverso l’analisi di “indizi emozionali”, apparentemente insignificanti, è possibile arrivare là dove i Big Data non riescono, rivelando grandi verità sul comportamento dei consumatori.